Dr. Speranza e Prof. Soriano nei corridoi del reparto oncologia dell’ospedale Ameijeiras dell’Avana – Cuba –

La Gazzetta del Mezzogiorno

Da Cuba la cura anticancro a base  veleno di scorpione?

del 20.07.2011

di GIOVANNI LONGO


È come una partita di calcio in cui l’avversario è davvero difficile da superare. Il suo nome è tumore. Bene che ti vada, quando il novantesimo minuto è dietro l’angolo puoi solo riuscire a pareggiare. E se la partita è iniziata vuol dire che il cancro è già passato in vantaggio. Nel campionato della speranza vale tutto. Così si scopre che la medicina naturale può essere il dodicesimo uomo in campo. Cuba il miraggio. Cinquantamila gli italiani sbarcati sull’isola caraibica alla ricerca del veleno dello scorpione. Di una particolare specie che vive solo qui. In tanti anche dalla Puglia.

È bastato prestare attenzione alla natura che circonda un popolo meraviglioso e scoprire, ad esempio, ciò che è accaduto ad animali malandati colpiti dalla puntura del piccolo scorpione. L’effetto? Mucche moribonde apparivano rivitalizzate. Sono partite così, casualmente, trent’anni fa, nelle campagne di Guantanamo, nella parte orientale dell’isola caraibica le ricerche sulla tossina dello scorpione. Tra i «campesinos» (contadini) e «curanderos» (una sorta di stregoni) il prodotto è noto da tempo. Per i cubani è normale andare davanti alla Labiofam, azienda farmaceutica statale, farsi visitare da medici bravi e gentili e farsi prescrivere da loro la medicina naturale. Così non è impossibile, accanto ai cubani, vedere stranieri tra cui persino gli «odiati» yankee, sudamericani, ma soprattutto italiani, mettersi in coda.

«Tutto è partito due anni fa: mia madre si è ammalata e ho iniziato a documentarmi sul modo migliore per poterla curare». Piero, 46 anni, romano, ex diplomatico che ha vissuto a l’Havana racconta così come è diventato «apripista» per tanti italiani che confidano nelle potenzialità dell’escozul, il veleno dello scorpione azzurro. «I cubani si curavano con il veleno. L’ho cercato, l’ho trovato, l’ho fatto prendere amia madre». I risultati sono incredibili. «Quando mi hanno detto che dovevo provare il veleno dello scorpione ho riposto “ma voi siete matti, prendetelo voi”…».
Giuseppina, madre di Piero, adesso, benedice il giorno in cui si è fidata. «La massa tumorale da 2,7 cm alla mammella sinistra – dice – mi aveva costretta a prendere morfina iniettata direttamente per 8 mesi. Nonostante le 30 metastasi ossee faccio la spesa con mio marito facendo su è giù per le scale. La massa tumorale è completamente sparita, le metastasi ossee si sono svuotate».

Una storia che non è isolata. Riccardo, comasco, medico, ha scoperto di essere affetto da un adenocarcinoma prostatico. «Ho sessanta anni – dice – e non valeva la pena tentare le strade tradizionali. Prendo l’escozul da nove mesi. C’è stata una remissione totale della malattia: nell’ultima biopsia non hanno trovato cellule tumorali». Roberto, 66 anni, direttore di banca in pensione vive tra l’Umbria (dove sta ristrutturando una casa in campagna) e il Lazio. E’ affetto da un adenocarcinoma polmonare trattato con chemioterapia. Aveva anche un tumore al surrene e uno alla vescica scomparsi da quando ha iniziato a prende l’esco zul. «Da circa 18 mesi assumo esclusivamente la tossina, non faccio più la chemioterapia dal febbraio 2010 e la malattia è in regressione. La qualità della vita, poi, è aumentata notevolmente».

Andrea è un imprenditore della provincia di Bari 68 anni che ha scoperto da cinque mesi un cancro al pancreas con metastasi al fegato. «Quando me lo hanno diagnosticato mi è crollato il mondo addosso, poi ho deciso di non arrendermi». «Tre giorni dopo avere saputo della ma lattia di mio padre – racconta suo figlio Alberto – sono partito per l’Havana senza neanche avere il biglietto di ritorno. Roba da non crederci: il tumore è in regressione».
Piero conosce tante altre storie come queste. Della lotta al tu more con metodi naturali ne ha fatto quasi la sua principale ragione di vita. Insieme con Luca, figlio del bancario in pensione che sta risistemando casa in Umbria, ha costituito un’associazione che si chiama Amon (Associazione Medicina Omeopatica e Naturale) con sede ad Ostia che è diventata un punto di riferimento in tutta Italia per la comunità di malati di cancro, molti anche i pugliesi, che si curano naturalmente. «E’ nata per dare un supporto a queste persone – spiega Piero – dopo i servizi andati in onda in tv trasmessi dalle «Iene» è scoppiato il caos. Per la Labiofam, che ringrazio, non è stato facile fare fronte all’in vasione di italiani che bussavano invano ai suoi laboratori». Giuseppina fa la spesa con suo marito. Il tumore alla prostata di Riccardo si è bloccato. Ro berto non fa più la chemio terapia. Andrea prova a sor ridere. Ecco, è proprio questo il pareggio della difficile partita con il male di cui molti pazienti parlano. Cancro-pazienti 1-1.

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