Tumori. Da Cuba un prodotto che vanta effetti curativi

fonte:
Corriere della Sera
31 gennaio 2010

di Adriana Bazzi

 

S’ aggira su Internet l’ anti-cancro dello scorpione
Si fa strada un nuovo caso Di Bella?
Scarse prove Il produttore riferisce di sperimentazioni, ma nessuno studio è stato fino ad ora pubblicato

«Alle dieci del mattino, prima di me (ero l’ unico italiano), almeno in quindici, messicani, argentini, spagnoli, avevano già consegnato il passaporto in portineria. Normali controlli di sicurezza. Dietro, un’ altra quindicina di persone». Ventotto marzo 2007, Sauro Giorgi è a Cuba, alla Labiofam, un’ azienda di L’ Avana che produce un farmaco anti-cancro: l’ Escozul. Il farmaco, un estratto di veleno di scorpione, è per la moglie, malata di una rara forma di tumore cerebrale, già bombardata da radio e chemioterapie. «Avevo scoperto questa cura in rete – racconta Giorgi; – ho chiesto ad alcuni amici cubani, sono andato due volte a L’ Avana riportando in Italia il farmaco. Non l’ ho pagato: me lo hanno dato gratuitamente. Mia moglie lo prendeva al dosaggio massimo, quando ha cominciato la terapia è stata meglio, forse anche per un effetto placebo. Dopo mesi è morta per un’ encefalopatia da radiazioni, ma libera dal cancro, come ha rivelato l’ ultima radiografia». Sembra di risentire una delle storie alla Di Bella, il medico modenese che, nel 1997, con il suo cocktail di farmaci antitumorali aveva messo sottosopra l’ Italia dei malati, degli oncologi più famosi e dei politici, ma questa volta le cose sono un pò diverse. Elena Vincis, il farmaco per il marito se l’ è procurato, attraverso un giro di telefonate e di email, direttamente dall’ azienda cubana che lo ha spedito in Italia, dopo avere analizzato la cartella clinica. «A mio marito, ammalato di un tumore ai polmoni – racconta Elena al Corriere – avevano dato 4 mesi di vita. È vissuto 17 mesi dopo aver cominciato l’ Escozul. La Tac non aveva più mostrato metastasi, ma, per colpa anche di un ritardo nel ricovero in ospedale, Pietro è morto per un ictus e una grave insufficienza respiratoria». Alla mamma di Piero Fierro, un «forista» occasionale che scrive da L’ Avana su un forum italiano (ma parlano del farmaco anche forum in lingua inglese e spagnola) è andata meglio: da qualche anno malata di cancro al seno con metastasi ossee è migliorata a vista d’ occhio, dice il figlio, con l’ Escozul ed è viva e vegeta. L’ azienda produttrice del farmaco, che sostiene di avere iniziato una fase 3 di valutazione clinica, ha un registro dei casi trattati finora (al di fuori di protocolli, solo sulla scorta della storia medica del paziente) che ammontano a parecchie migliaia: ci sono anche numerosi americani che arrivano sull’ «isola proibita» per cercare una cura. La maggior parte di questi malati soffre di tumori al seno, al polmone, al colon o al cervello. Secondo i dati raccolti, più di 25mila pazienti hanno mostrato un miglioramento in termini di remissione del tumore, aumento della sopravvivenza e riduzione del dolore. Per il 90 per cento di loro, comunque, la qualità della vita è migliorata. Più nel dettaglio. Un lavoro, che circola in rete, parla di efficacia nei tumori del retto e del colon ed è firmato da un gruppo di medici dell’ ospedale generale «Dr. Agostinho Neto» di Guantanamo (naturalmente non è pubblicato in letteratura, ma, del resto, non sarebbe facile per i cubani pubblicare su riviste anglosassoni e, comunque, la sperimentazione dovrebbe seguire i protocolli della ricerca scientifica internazionale ed essere sottoposta al vaglio di esperti riconosciuti). Ecco i nomi di alcuni medici che lo hanno firmato: Elvira Poch Mulgado, Jonas J. Formental Planas, Kenia R. Alvarez Lambert. La ricerca riporta i risultati ottenuti nel periodo che va dal 1991 al 2002 su 33 pazienti a vari stadi di malattia: 23, indipendentemente dalla gravità della situazione iniziale, rivelavano, alla fine dello studio, un buono stato di salute. La storia dell’ Escozul comincia nel 1985 quando Misael Bordier, un biologo cubano, scopre le proprietà antitumorali del veleno di scorpione azzurro, il Rophalurus junceus, (in realtà è rossiccio) che vive solo a Cuba. Il ricercatore, morto nel 2005, lo chiamò Escozul: è un liquido incolore e concentrato che va diluito prima dell’ uso, ma non è un medicinale omeopatico. La tossina pare avere molteplici effetti non del tutto chiariti. Da un lato sembra funzionare come inibitore delle proteasi (enzimi della cellula), dall’ altro ostacola la formazione della membrana cellulare e impedisce l’ angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni nel tumore. Stimola anche il sistema immunitario e ha un’ azione antinfiammatoria e antidolorifica. Al momento non si conoscono effetti collaterali. In Italia le informazioni sul farmaco sono arrivate attraverso il passa parola e il tam tam dei forum. Nessuno, nella comunità scientifica, lo conosce. «Non ne abbiamo mai sentito parlare» conferma Pierfranco Conte, direttore dell’ oncologia all’ Università di Modena. Nei siti web si dice che è in sperimentazione all’ Università di Pavia, ma Stefano Govoni, farmacologo e presidente del Comitato Etico dell’ Ospedale San Matteo, lo esclude. Da L’ Avana, invece, autorevoli esponenti dell’ oncologia fanno sapere di conoscere il farmaco, ma avvertono che le autorità cubane non ne hanno approvato l’ uso nella clinica, ma soltanto in protocolli di ricerca. E che l’ azienda sta rifacendo gli studi preclinici. Del resto se si cerca su Medline, un database di sperimentazioni mediche, si trovano decine di lavori (preliminari) sul veleno di scorpione nella cura del cancro. Tutti si raccomandano che la storia dell’ Escozul non diventi, appunto, un altro caso Di Bella, ma Internet non si ferma. E tanto vale affrontare il tema. Adriana Bazzi abazzi@corriere.it

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