Il trattamento di ossigenazione iperbarica (HBOT) è un tipo di terapia non invasiva che consiste nella somministrazione di ossigeno (O2) ad una pressione maggiore di quella atmosferica a scopo terapeutico. Ha una serie di effetti fisiologici che colpiscono ogni persona soggetta all’ambiente iperbarico. Gli effetti terapeutici si basano sull’aumento di ossigeno nel plasma che migliora la disponibilità dei tessuti. I suoi effetti collaterali sono ben definiti e sono rari se il trattamento è indicato da specialisti.

1) Effetti fisiologici dell’HBOT: dipendono dall’aumento della pressione ambientale di per sé e dall’aumento della pressione parziale dell’ossigeno.

2) Effetti volumetrici: in base alla legge Boyle-Mariotte, l’innalzamento della pressione ambientale diminuisce il volume di tutte le cavità organiche aeree che non sono in contatto con il tratto respiratorio (vescica urinaria, tubo digerente, seni paranasali) in modo proporzionale inverso funzione. Questo effetto è reversibile ripristinando il valore della pressione atmosferica. Tutti gli oggetti cavi, o che contengono aria all’interno, subiscono le stesse variazioni di volume.

3) Effetti solometrici: secondo la legge di Henry, respirare un ossigeno puro in un ambiente iperbarico produce un aumento progressivo della pressione arteriosa di ossigeno. Il volume di ossigeno disciolto e trasportato dal plasma aumenta più di 22 volte.

4) Effetti terapeutici:
Effetti diretti: l’iperossia arteriosa, venosa e tissutale, e in particolare il grande aumento nel trasporto e la disponibilità di ossigeno nel plasma, forniscono un possibile effetto terapeutico in quelle malattie in cui esiste un fenomeno di ipossia tissutale generale o locale, come fattore eziopatogeno. L’ossigenazione iperbarica fornisce un ulteriore apporto di ossigeno trasportato dal plasma. È ossigeno in forma fisica, disciolto nel plasma, ignaro delle limitazioni reologiche o dei vincoli metabolici che limitano il trasferimento o l’uso dell’ossigeno degli eritrociti; è un ossigeno che accede per capillarità, per esempio, ai territori ischemici terminali e che viene trasferito a favore del gradiente per semplice diffusione.
Effetti indiretti: in base a determinati stati patofisiologici, in alcune malattie vengono prodotte azioni terapeutiche specifiche:
a) Diminuzione del volume delle bolle in caso di embolia gassosa
b) Effetto Robin-Hood: quando c’è uno stato di ipossia locale (vasculopatie periferiche, sindromi compartimentali, edema maligno), questo territorio beneficia del volume plasmatico deprivato a scapito di territori sani.
c) Stimolazione della microneovascolarizzazione e neocolagenizzazione. L’angiogenesi.
d) Riattivazione della capacità fagocitaria ossigenata dei granulociti polimorfonucleati (PMN).
e) Azione battericida su alcuni germi anaerobici sporulati.
f) Blocco della formazione di tossine clostridiali.
g) Eliminazione rapida della carbossiemoglobina (HbCO).
L’aumento della pressione può causare lesioni barotraumatiche sul timpano, sui seni paranasali, sulle cavità e sui polmoni, se non vengono prese misure preventive adeguate.
L’iperossia aumenta la formazione di antiossidanti enzimatici che cercano di fermare l’aumento dei radicali liberi. Se questo meccanismo di compensazione è insufficiente, si verifica uno stress ossidativo.
Come in ogni modalità terapeutica, sono necessari approcci accurati. La presenza di pneumotorace con meccanismo valvolare, l’esistenza di toracotomie, la storia di pneumotorace spontaneo o ipersensibilità agli episodi convulsivi, così come le malattie infettive e catarrali del tratto respiratorio superiore, la dispepsia flatulenta e la sincope del setto acuta o cronica aumentano la cautela.