Da Ostia vanno a Cuba per curare i propri familiari con il veleno dello scorpione azzurro

Dr. Speranza e Prof. Soriano nei corridoi del reparto Oncologia dell’Ospedale Ameijeiras dell’Avana – Cuba –

fonte: Messaggero

Mercoledì 23 giugno 2010

di MARA AZZARELLI

Da Ostia vanno a Cuba per curare i propri familiari con il veleno dello scorpione azzurro. Si può parlare di viaggi della speranza, di medicina alternativa. Gli scettici potrebbero definirla disperazione. E’ un fatto però che i familiari di diversi pazienti in cura presso il Day hospital oncologico del Grassi da mesi s’imbarchino all’aeroporto di Fiumicino arrivando fino a L’Avana per procurarsi l’Escozul. Un farmaco estratto dal veleno di scorpione, utilizzato da 30 anni a Cuba ma sconosciuto per la medicina tradizionale.

Il fenomeno ha preso talmente piede a Ostia che l’oncologo Giovanni Battista Speranza, primario del Reparto, ne ha parlato durante un convegno organizzato alcuni giorni fa al Lido. «Ho iniziato ad interessarmi dell’Escozul – descrive l’oncologo – nel settembre del 2009, quando una paziente affetta da neoplasia della mammella mi ha chiesto di curarla. Ho iniziato il trattamento classico. Il quadro clinico è progressivamente migliorato.

A novembre però la paziente mi ha confessato che indipendentemente dalla cura che avevo prescritto aveva autonomamente e parallelamente iniziato un’altra cura con un farmaco chiamato Escozul. Solo dopo ho scoperto che altri cinque pazienti lo stavano assumendo. Al momento non c’è nessuna situazione di guarigione: quattro pazienti su sei stanno continuando i trattamenti classici, però stanno veramente bene da un punto di vista generale. Non hanno dolori. Una donna con metastasi cerebrali e ossee, appassionata di montagna, negli intervalli fra un ciclo e l’altro è andata a scalare una montagna delle Ande».

Un nuovo caso Di Bella? E’ presto per dirlo. Labiofam, l’azienda cubana che produce il farmaco, a settembre dovrebbe presentare il preparato al mercato mondiale. Ma su internet e con i voli per Cuba che partono ogni lunedì, giovedì e sabato dal Leonardo da Vinci la caccia dell’anti-cancro è già iniziata. «So – aggiunge Speranza – che i pazienti si sono organizzati autonomamente.

Hanno costituito un’associazione e hanno preso contatti con Labiofam. In Italia ci sono diverse centinaia di pazienti che fanno la stessa cosa». Il prodotto, da quello che risulta, non è stato ancora registrato dalle autorità sanitarie cubane come anti-tumorale. «Non bisogna alimentare false illusioni – riprende l’oncologo – e in nessun caso di devono abbandonare le terapie tradizionali. Le mie riflessioni sull’Escozul però sono favorevoli: i pazienti che seguo lo stanno assumendo e stanno bene.

E’ una terapia aggiunta che va ad integrare e potenziare le normali misure adottate per contrastare i tumori ma non in sostituzione della terapia classica. Le raccomandazioni sono di stare molto attenti e di fidarsi solo di persone che conoscono e vivono questa tragedia. Di cercare contatti diretti e procurarsi l’Escozul esclusivamente a Cuba e non in altri paesi dell’America latina o tramite chi si offre di venderlo. Labiofam lo distribuisce gratuitamente indicando dosaggi e conservazione». «Sarebbe auspicabile – conclude il medico – che le autorità competenti italiane facessero un sondaggio presso il governo cubano per capire meglio la situazione e informare noi medici. Sarebbe pericoloso creare un nuovo caso Di Bella».[/b]
RIPRODUZIONE RISERVATA

[b]«Mio padre – racconta L.M. – ha un carcinoma polmonare. Ad agosto 2008 abbiamo iniziato il trattamento chemioterapico e tutto quello che prevede la medicina tradizionale. Non ottenendo i risultati sperati a gennaio abbiamo provato l’Escozul. Nella mia famiglia si conosceva solo la medicina tradizionale, qui si parlava di un derivato del veleno. Avevamo paura ma abbiamo provato ovviamente senza lasciare le cure classiche. La tac del 22 febbraio scorso ha detto che la massa neoplastica polmonare non è progredita. Dal 26 maggio la malattia risulta cronicizzata». «Prendo l’Escozul a Cuba – racconta P.F. – E’ per mia madre. Le è stata rilevata una massa tumorale alla mammella. Ha iniziato le terapie tradizionali come malato terminale. Ha voluto provare l’Escozul. A maggio ci hanno detto che la massa tumorale era sparita. Ora è fuori dal programma terminale».